mercoledì 18 settembre 2013

Discovery, terzo operatore televisivo: ma a che prezzo? L'opinione del Dott. Remigio del Grosso

Riporto con piacere le parole del Dottor Remigio del Grosso, esperto di comunicazioni elettroniche impegnato nella difesa dei diritti dei consumatori e dei minori, nonchè membro del Comitato Media e Minori, organo del Ministero dello Sviluppo Economico in attesa di insediamento, dopo la rinascita del luglio 2013.

 
Discovery 3° operatore televisivo. Ma a che prezzo?
In occasione della presentazione dell’XI Rapporto “La Svolta Digitale” redatto dal prof. Augusto Preta per ITMedia Consulting, il Direttore Generale di Discovery, Andrea Castellari, ha trionfalmente affermato che i sei canali del network  hanno superato, in    termini    di    audience    share    complessiva, quelli di Cairo. Certamente si tratta di un grande risultato per il Gruppo che, pur presente in Italia dal 1997, ha effettuato un deciso salto in avanti con l’acquisizione di Switchover Media nel gennaio di quest’anno. E l’ultimo colpo lo ha piazzato proprio di recente, assicurandosi i diritti per la trasmissione in chiaro del prestigioso Torneo di Rugby del Sei Nazioni, in passato prerogativa di Sky.
Ma non sono tutte rose e fiori i commenti che si moltiplicano in questo periodo in rete e sulla carta stampata nei confronti di alcuni canali di Discovery, a causa della spregiudicatezza (a dir poco) delle trasmissioni che vengono quotidianamente mandate in onda.
Una petizione promossa da una blogger catanese, Roberta Zappalà, ha raccolto finora più di 26.000 firme, allo scopo di ottenere la sospensione del programma di Real Time “Guardaroba perfetto”,  che vorrebbe insegnare alle bambine come vestirsi in ogni occasione e per questo considerato anacronistico e diseducativo.
Ma anche peggiori sono le reazioni ad alcuni programmi mandati in onda sia da Real Time che dall’altro canale D-Max, dove accanto a trasmissioni che raccontano le “ossessioni” di essere umani all’apparenza normali (tipo una tizia che dorme da vent’anni con un phon acceso nel suo letto), ve ne sono altri che discettano sui “1000 modi per morire” o su chi è costretto ad operarsi da solo nelle condizioni più assurde. Come si vede si tratta di programmi, quasi sempre di provenienza americana, che cercano di catturare l’audience a tutti i costi, spingendosi un po’ troppo oltre il confine del buon gusto. Se questo è il prezzo per salire gli scalini dello share, non credo che le emittenti concorrenti lo vogliano, a buon ragione, pagare. Ed i telespettatori, svanita la prima morbosa curiosità, certamente presto si allontaneranno.
 

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